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Posted by: lainz
Keep working.. e il mini portfolio (diventerà mai un reel degno di tale nome, magari da smazzare a chi di dovere? bah chi può dirlo, dovrei buttarmi decisamente sull'animazione ma prima di produrre qualcosa di pubblicabile in quel campo ci vorrà tempo sudore e pazienza., vedremo...) va crescendo, ecco la nuova entrata, shore excursion, chissà poi cosa vorrà dire, dovrebbe essere la reception, il punto di ritrovo per i croceristi che vogliono scendere a visitare la terraferma dove la barchetta ha gettato l'ancora..
Spero a qualcuno interessi e magari lo stesso qualcuno possa eventualmente apprezzare, io continuo a postare immagini per vedere l'effetto che fanno in low res.
Hasta pronto
Ciau

shore clay lighted

shore final image
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Posted by: lainz
Altre immagini, e poche righe da lasciare ai posteri ma che ci posso fare, l'arrogante prevaricazione della fotografia sulla parola scritta non l'ho inventata io ne la condivido appieno, mi limito a lasciarmi cullare dai suoi effetti.


clay lighted cafe

final image cafe

28/06: workin'

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Posted by: lainz
Sto curando una selezione delle immagini per gettarmi in pasto al mondo del lavoro italiano.
Un piccolo assaggio, poi se la cosa si fa seria dovrò pensare a qualche ulteriore vetrina sulla rete, per ora non ci sono gli estremi, tutto ciò che produco e merita lo sbatto qua in bassa risoluzione, zero para copyright e sbattoni solo immagini e nulla più.

clay lighted

final image
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Posted by: lainz
Come da titolo. Non può essere, mi sono detto, che non abbia più nulla da dire, che sia veramente finito tutto, che ormai basti pensare a vivere e sopravvivere (vasco?), che la mia personalissima interpretazione del reale non interessi più nessuno (è mai interessata?).
Sai cosa dico? Dico Vaffanculo, mi sono riletto questo pagine miracolosamente superstiti in una rete che ormai inghiotte rapidamente tutto ciò che non sia 2.0 ed oltre, e mi è venuta la carogna e la nostalgia.. carogna perchè vedo che sono cambiate molte cose, nostalgia perchè vedo che sono cambiate molte cose..
E allora io mi rimetto a scrivere, prima di tutto perchè mi faceva bene, e secondo di tutto perchè a qualcuno le mie parole importavano e qualcosa di buono c'era e quindi ci sarà su queste pagine.
Io sono sempre io (tautologia?), il mondo in realtà anche e continua a fare schifo, la mia compagna è sempre Dani e presto verrà a Torino, e quindi arrivederci a presto, vediamo se riesco ad essere costante - difficile - ed interessante - difficile -

Un abbraccio a tutt*, anzi a chi se lo merita

let me in/out
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Posted by: lainz
Sono tornato a casa, quale occasione più propizia per tornare ad infestare il web? I quattro mesi di esilio dorato piu che volontario sono scappati via ed ora si torna a fare sul serio..

Siamo in piena campagna elettorale (detto per inciso siamo anche in piena campagna olimpionica e i cinque cerchi contribuiscono ad appestare ulteriormente l'aria torinese) e siccome anche tra ambienti cosiddetti radical-rivoluzionari e pollai vari si sta facendo largo l'idea che sia necessario recarsi alle urne per dare il benservito al Signor B. non è male ricordare i alcuni dei motivi della mia insofferenza a questa farsa, insofferenza spero condivisa da molti e parzialmente tradotta in lettere dal seguente dialogo, non è roba mia (a parte i grassetti), ma ne condivido in sostanza ampi passaggi e spero l'autore non si offenda nel vederla pubblicata sul mio umile blog..

DIALOGO Di Sebastiano Vassalli

Parla il cittadino che andrà a votare(in sigla:CV)-Domani,in questo paese,ci saranno le elezioni politiche.Non so per chi lei voterà e non mi interessa saperlo;ma sono sicuro che essendo una persona civile e un uomo libero,anche lei come me,farà il suo dovere di elettore.Viva la democrazia!
Cittadino che non andrà a votare(in sigla:CNV)-Effettivamente,nessuno più di me ama la libertà;e mi auguro di non deluderla troppo,dicendole che non andrò a votare.Ho riflettuto a fondo su ciò che chiamiamo democrazia e sui suoi rituali:e credo che le elezioni,così come si fanno ora,siano un inutile spreco di suole e di tempo.
CV(stupefatto):Ma il voto è la base della libertà!Tutte le persone per bene credono nel voto e nella democrazia.
CNV:Spero di non essere il solo.E la prego di spiegarmi cos’è,per lei,la democrazia,in modo da essere sicuro che stiamo parlando della stessa cosa. CV(stupefatto):La democrazia…è la democrazia!E’ il popolo che governa:lo dice la parola stessa! E’ la migliore forma di partecipazione alla vita di una società,che sia mai stata inventata…
CNV:Se per democrazia lei intende il governo del popolo la avverto che sta prendendo un abbaglio. Quel governo non esiste né qui né in altre parti del mondo.E’ una finzione,basata sulla furbizia di pochi e sull’ingenuità dei più.
CV(stupefatto):Questa poi!
CNV:La vera democrazia è esistita tanto tempo fa ed è esistita soltanto per pochi anni..Nell’Antica Atene,le cariche pubbliche venivano tirate a sorte tra tutti quelli che ne avevano diritto, cioè tra tutti i capifamiglia.Si mettevano i nomi in un’urna e un ragazzo bendato li tirava fuori.Questa è l’unica democrazia vera e possibile.Una volta all’anno si fa una lotteria e chi esce esce…Nessuno può essere escluso dal sorteggio,purchè abbia la cittadinanza e goda dei diritti civili. La vera democrazia è una lotteria.Ogni altra forma di governo,compresa quella che si fonda sul voto,è una aristocrazia camuffata.Per essere precisi:è una oligarchia,cioè un sistema in cui pochi comandano e i più sono sudditi.
CV(sorridente):Ma no,cosa dice,guardi che si sbaglia!Guardi che le cose,nella realtà ,sono un po’ diverse…Lo capisce anche un bambino che la democrazia,per poter funzionare,deve avere dei filtri. Non si può prendere una persona a caso,su cinquanta o cento milioni di uomini e di donne,e metterla a governare uno Stato,con tutti i problemi che ci sono in una società moderna!...Ci vogliono persone competenti!
CNV:Stiamo parlando di democrazia.E lei mi ha appena detto,se non sbaglio,che è il governo delle persone competenti.Non le sembra di contraddirsi con questa affermazione? Un minuto fa,aveva sostenuto che la democrazia è il governo del popolo,cioè di chiunque in rappresentanza di tutti.Secondo il rivoluzionario Vladimir Lenin,lo Stato democratico è quello dove anche una cuoca può governare.
CV(sorridente):Sono paradossi,amico mio:semplici paradossi!Sono esagerazioni che aiutano a mettere in rilievo una verità meno vistosa,ma più solida:quella,appunto,che la democrazia si basa sul voto,perché non può basarsi su nient’altro e perché i rappresentanti del popolo devono essere scelti con cura.La cuoca di Lenin va al governo se ha la capacità di starci;ma non può essere una donna tolta dai fornelli e mandata nei palazzi del potere,soltanto in nome della democrazia….Sarebbe un disastro per lei e per tutti!
CNV:Dunque,secondo lei,la democrazia è il governo di persone prese dal popolo ma esperte di economia,di finanza,di diritto internazionale,di organizzazione aziendale,di scienze delle comunicazioni e di politica estera.Mi corregga se sbaglio.Sono queste le caratteristiche che si richiedono a un candidato,per poter vincere le elezioni in un paese democratico?
CV(sorridente):Sono queste.
CNV:Le credo sulla parola.O,per essere più sincero,faccio finta di crederle e le dico:guardiamoci attorno.Quanti tra gli eletti alle massime cariche dello stato nei paesi cosiddetti democratici sono dei profondi conoscitori di tutte quelle materie che servono a governare e quanti invece sono dei politicanti che non sanno niente di specifico e si rendono conto dei problemi soltanto mentre li affrontano?Quanti sono gli esperti e quanti sono i furbi?
CV(imbronciato):Credo che interromperò questa conversazione.E’ inutile continuarte a discutere con chi nega la democrazia in nome di chissà quale superiorità di classe o di razza..
CNV:Lei mi sopravvaluta,amico.Lei mi attribuisce idee che non ho,così come attribuisce al suo voto un valore e un peso che non esistono. Un solo voto non conta nulla e non cambia nulla.Ciò che lei chiama democrazia è la negazione dell’uomo in quanto individuo e in quanto soggetto del proprio pensiero.E’ l’apoteosi dell’uomo elettorale:dell’uomo-massa e del pensiero pre-pensato.E’ il governo dei numeri.Si agisce sui numeri per governare gli uomini e si agisce sugli uomini per governare i numeri…
CV(imbronciato):Mi dica chiaramente da che parte sta.Butti la maschera:lei è un comunista?
CNV:No.
CV(imbronciato):E’ un fascista?
CNV:No.
CV(imbronciato):Ma allora,per Dio,si può sapere cos’è?
CNV:Sono uno che cerca di ragionare con la sua testa,anziché con quella degli altri:Lei,prima,mi ha esortato ad andare a votare.Ha detto che con le elezioni si fanno i governi democratici e io,forse,avrei dovuto stare zitto,ma non sono riuscito a trattenermi e le ho risposto che non è vero.
CV(imbronciato):Che razza di governi si fanno con le elezioni?Me lo spieghi lei.
CNV:Si fanno dei governi aristocratici,basati sugli interessi e sugli umori che muovono una società e sulla furbizia dei singoli che si candidano a rappresentare quegli umori e quegli interessi.Di più non so dirle.
CV(stupefatto):Dei governi aristocratici…Ho sentito bene?
CNV:Ha sentito benissimo.Dopo l’aristocrazia dei guerrieri e quella dei ricchi,che hanno dominato nelle epoche passate,l’aristocrazia di quest’epoca è quella dei furbi.I suoi vivai,le sue palestre,le sue scuole sono i partiti politici.I suoi tornei sono le elezioni…
CV(indignato):Ma il mio voto è libero e segreto!Nessun furbo può costringermi a votare per lui!
CNV:Il furbo non costringe nessuno:se no,che furbo sarebbe?Il furbo,attraverso la propaganda,spiega agli elettori che votando per lui votano per se stessi;e quando è riuscito ad agganciarli,gli racconta la favola della democrazia.Da più di cento anni,nel mondo cosiddetto occidentale,i governi aristocratici si nascondono dietro a quella favola.
CV(imbronciato)Lei mi sta dicendo che sono uno stupido.
CNV:Non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere.Le sto dicendo che la favola della democrazia,in cento e più anni,ha prodotto un uomo nuovo e diverso.Ha prodotto l’uomo elettore,manipolabile con i meccanismi della propaganda…
CV(convinto):Lei è un sovversivo!

Saluti a tutti coloro che non ho ancora incrociato, a presto!
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Posted by: lainz
sono vivo, però la mia connessione a internet dal comodo domicilio ha deciso di non funzionare ed io sono pigro per trovare una soluzione in tempi brevi. aggiungete la più classica delle influenze estive, 39 gradi quando fuori ce ne sono 30 fa un po' ridere.. centrifugate il tutto, aggiungete un minimo di studio pro tesi e avrete la ragione della mia sparizione forzata, un abbraccio a tutt* ci vediamo presto, mi mancate..
Paolo/Kappa/Lainz
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Posted by: lainz
dedicato a chi si permette di tacciare come ridicola la lotta antifascista all'alba del 2005.
timur playing
si chiamava timur e suonava la chitarra in un gruppo hc di sanpietroburgo, sandinista.
aveva 20 anni.
stava tornando da una manifestazione foodnotbombs con un amico.
lo hanno aggredito in 10 lasciandolo per terra, sanguinante, per le numerose coltellate ricevute.
è morto prima dell'arrivo dei soccorsi, la sera del 13 novembre 2005.
rip timur
questo è il sito del suo gruppo sandinista
qua trovate la fredda cronaca dei fatti

morto ucciso dai neonazisti russi.
ma tanto è successo in russia, paese esotico e lontano, con un passato ingombrante e un presente indecifrabile.
si, ma qualche mese fa è successo molto più vicino, torino, italia.
una pura casualità ha impedito che si contassero vittime sull'asfalto di grugliasco, dopo l'aggressione ai ragazzi del barocchio.
su indymedia trovate tutte le informazioni sull'azione che ha scatenato la bagarre estivo-autunnale nella nostra placida città preolimpica, cortei, arresti, sgomberi.
cosa facciamo?
possiamo discutere sull'utilità del termine anti_fascismo.
possiamo analizzare il suo carattere limitato, se non accompagnato da altre parole che lo declinino in maniera corretta, una su tutte anti_autoritarismo.
possiamo organizzare un concerto.
possiamo continuare a considerare i fascisti dei relitti della storia, sconfitti e servi di un sistema che non ha più bisogno di loro.
possiamo anche continuare a contare i nostri morti, sperando di non trovare un giorno qualche conoscente in questa fredda contabilità.
possiamo chiedere giustizia a uno stato in cui non crediamo, a delle figure che non riconosciamo, tribunali e ffoo su tutti.
possiamo tornare ai fasti dei '70 e replicare colpo su colpo visto che chiavi inglesi e bastoni sono ancora in commercio, e dare un po' di colore all'elenco dei caduti, alternando a un timur kacharava un sergio ramelli, ad un davide cesari un paolo di nella.

non so cosa possiamo fare, io nel mio piccolo non volevo che questa notizia passasse inosservata. mi limito ad un abbraccio forte ed immaginario ai suoi parenti, ai suoi amici ed alla sua ragazza.
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Posted by: lainz
facciamo un gioco, si chiama scova gli intrusi. quali sono gli elementi che stonano maledettamente nella foto sottostante?
scova gli intrusi
vi aiuto io, uno è l'ometto appollaiato sulla scaletta intento a filmare gli scontri, e l'altro sono io, che, per quanto consapevole di compiere un atto nel migliore dei casi inutile, nel peggiore pericoloso per l'incolumità dei presenti, non ho saputo esimermi dallo scattare la/le foto.
perchè intrusi? perchè sono l'emblema della società attuale che a quanto sembra contagia anche l'ala più dura dell'opposizione alla società stessa: una società dove la rappresentazione, la spettacolarizzazione di un atto, di un evento, vale più dell'evento stesso, delle ragioni che lo hanno prodotto, delle sue conseguenze.. cosa volevo dimostrare con sta foto? che sono un duro perchè sono andato nel mezzo dei disordini? che so scattare delle foto paura? che volevo un ricordino della giornata antibush? che sono un giornalista infame? bah mi sento di escludere decisamente l'ultima, però non è che le intenzioni precedenti siano più lodevoli, affatto.
detto questo passiamo alla cronaca.
Sono le 16 e qualcosa e una moltitudine variopinta si allontana dal estadio mundialista, dove si è appena celebrata l'apoteosi di chavez e soci, ed inizia a sciamare disperdendosi. Io mi dirigo al concentramento della seconda manifestazione, indetta dall'ala più dura del movimento piquetero con l'intenzione annunciata di rompere i coglioni nei paraggi della zona rossa.
Le forze del disordine si aspettano un affluenza di qualche migliaio di persone e vengono prontamente accontentate, mentre io riconosco subito un nucleo accogliente sia cromaticamente che per affinità musicali. Una macchia oscura di un centinaio di punk marciano sotto l'egida della A cerchiata e nei loro cori si intuisce la perplessità per l'entusiasmo che li circonda dovuto al discorso del presidente venezuelano. Sono cori che ricordano che si, va bene bush fascista sei tu il terrorista, va bene no all'ALCA e no al capitale, però anche no anche allo stato e a qualsiasi autorità.
I gruppi che li circondano li osservano con malcelato disprezzo, ma io mi sento a casa e decido di condividere con loro i km che ci separano dalle protezioni metalliche e dai blindati.
I segnali che capto intorno a me sono allo stesso tempo eloquenti e contrastanti: alcuni riempiono taniche di plastica al self service petrobras, altri iniziano a calare i cappucci nonostante il sole stia spuntando dopo una mattinata uggiosa, altri ancora appesantiscono la propria marcia riempiendosi le tasche di sassolini. Ma allo stesso tempo non vola una mosca per la città: ne in testa ne in coda al corteo si vede traccia di ffoo, nessuno pare degnare di uno sguardo le numerose banche che ci circondano, così come una caserma di polizia che superiamo rapidamente, dopo un paio di cori che non riescono ad essere minacciosi. La cosa che più mi stupisce sono le innumerevoli macchine fotografiche cineprese telefonini con fotocamera integrata che mi circondano e mi inquadrano e mi riprendono. Se fossimo a torino succederebbe il finimondo ma nessuno pare turbato ed io mi adeguo, non prima di aver preso qualche precauzione per quanto riguarda indumenti ed accessori..
Arriviamo spediti al rendez vous ubicato all'incrocio tra avenida colon e entre rios dove la marcia si interrompe bruscamente, io mi sento decisamente intrappolato ma non è il caso di farsi prendere dal panico. Partono i petardi e non tardano a farsi vivi i sassolini precedentemente selezionati. Un rumore fesso e secco mi annuncia le prime lacrime che un limone gentilmente offertomi riesce a dissipare in maniera dignitosa; la gente, il nucleo del corteo si disperde rapida, lasciando sul campo cinquecento individui ostinati e nient'affatto intimoriti dall'equipaggiamento in dotazione dei cani dietro le recinzioni metalliche. Sembra una partita di tennis futuristica, con regole strane, a squadre e con palline di differente peso, forma e caratteristiche ma con la stessa ubicazione in campo: i due contendenti divisi da una rete e l'immancabile redazione giornalistica a seguire gli eventi da una postazione centrale (nella fattispecie calle entre rios).
Il comportamente delle forze preposte a mantenere l'ordine è quanto meno particolare, trincerati dietro le barriere metalliche si limitano a lasciar piovere veleni irritanti a cadenze regolari, mentre lungo l'avenida si scatenano attacchi furibondi a banche, negozi e quant'altro stimoli la fantasia e l'odio dei manifestanti. Il tutto dura un paio d'ore, prima che si prendano la briga di sgusciare dalle loro trincee ed avanzare, rallentati da alcune barriere cospicue e fiammeggianti previamente installate lungo la strada.
Siamo quasi al culmine, i lacrimogeni iniziano a giungere da direzioni inaspettate e la cosa non mi sembra affatto di buon auspicio. Caricano. Dalle retrovie e dalle avanguardie del corteo. Non ho voglia di finire la giornata in posti bruttissimi che non voglio neanche nominare, sono solo e in una città che non conosco, so solo che voglio allontanarmi il più possibile da quest'idea. Imbocco una via laterale seguito da una cinquantina di colleghi e almeno altrettanti cagnacci. Corro e continuo a correre, cambiando più volte direzione, anche se mi fanno male occhi e gambe. Corro ancora. Poi mi fermo, sono solo e penso che può bastare. Mi va di lusso, incrocio un paio di pattuglie che non sembrano degnarmi di uno sguardo anche se i miei lucidissimi occhi magenta mi denunciano come partecipante al corteo. Cammino per un tragitto strano e sghembo, cercando di non tornare sui miei passi e, per quanto possibile raggiungere la stazione degli autobus. Tutti i bar che incrocio hanno la tele sintonizzata sugli eventi della giornata e da dietro le vetrine mi sembra che la calma sia tornata a regnare sovrana; pare abbiamo arrestato almeno un centinaio di persone (si riveleranno essere 82) ed il sollievo che provo ad essere libero si stempera subito in rabbia e tristezza per coloro che non lo sono. Vengono liberati tutti in un paio d'ore e la rabbia si dirige allora oltroceano per quei magistrati torinesi che da tre mesi tengono dieci amici in gabbia per sei secondi sei cronometrati di scontri durante una manifestazione antifascista... Raggiungo la stazione e nonostante un viaggio notturno e avventuroso quanto basta riesco a tornare intero e libero a Buenos Aires. Un'alba serena fa da contraltare alla pioggia e al freddo di quella che l'ha preceduta; io mi dirigo rapido a casa, mentre nei giornali del mattino che campeggiano dalle edicole politici fannulloni e sociologi ciarlatani sbraitano cercando di spiegare ciò che non capiscono e raccontare ciò che non conoscono, rabbia ignoranza fame passione violenza orgoglio e via dicendo...
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fine
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Posted by: lainz
ho appena finito di ascoltare la registrazione del mio intervento in diretta ieri, durante la trasmissione di kilia su cumbre de las americas e relative manifestazioni di protesta..
l'ora assolutamente mattiniera (6:30 am ora locale) e l'improvvisazione non mi hanno permesso di raccontare tutto ciò che avevo voglia di esprimere quindi ci riprovo con un mezzo forse più congeniale e riflessivo, la parola scritta.

adolf bush

Sono le sei della mattina quando mi sveglio, il pullman interrompe la sua corsa notturna alla stazione dell'atlantica località balneare.Ad accogliermi freddo, pioggia ed una notte che rapidamente si stinge verso un'alba grigia. Il terrorista texano è atterrato una dozzina di ore prima accolto con onori militari dal padrone di casa, il presidente Kirchner, e probabilmente sta dormendo comodo nella suite dell'albergo preposto ad ospitarlo durante questa trasfertà che si rivelerà fallimentare.
In poche parole questo vertice di tutti i presidenti americani, con l'ovvia esclusione del Comandante Fidel, ha un unico scopo, secondo i piani del terrorista: ratificare, o quanto meno accelerare il processo di integrazione economica panamericana. Il trattato dell'ALCA (Area de libre comercio americana) sarebbe una vera panacea per l'economia statunitense, aprirebbe un mercato pressochè infinito alle imprese e contribuirebbe a mantenere il continente latinoamericano sotto il giogo economico, sociale e culturale del vicino a stelle e strisce. Alcune ragioni per essere contrari a questo trattato le trovate qui: www.noalalca.org.ar io di più non mi sbilancio.
La prima manifestazione è convocata per le sette, avenida indipendencia, e nonostante l'ora la moltitudine che si dirige al concentramento è notevole, azzardo un settantamila persone per dare l'idea. Sono in gran parte movimenti sociali e sindacati quelli che si sono riuniti e hanno dato fondo alla loro capacità mobilitativa per riempire le strade di manifestanti. E' atteso inoltre il treno partito all'alba da BsAs che dovrebbe portare alla marcia alcune personalità di spicco, tra cui il regista Emir Kusturica, il leader dei cocaleros boliviani Evo Morales e l'onnipresente Diego Maradona. Dovrebbe. Si parte sotto la pioggia e sotto la pioggia si arriva allo stadio dove la moltitudine riempie curve tribune e campo per assistere all'arrivo dell'ospite. Ospite che arriva omaggiato da un'ovazione enorme, seconda solo a quella dedicata al Pibe de Oro, che, a mio personalissimo parere, si trova in una situazione più grande di lui, che non capisce e che non c'entra decisamente un cazzo, fortunatamente il suo intervento si limita ad un classicissimo invito a cacciare il terrorista nordamericano, per poi tornare a sedersi al lato della signora Chavez, sul palco d'onore. Il presidente Hugo Chavez, Venezuela, si lancia invece in un discorso fiume, che supera le due ore, e che dimostra tutte le sue capacità oratorie e le sue evidenti tentazioni populiste e demagogiche. Il popolo agita eccitato le numerose bandiere e si infiamma con la sua voce roboante che cita nello stesso calderone Mao (capitalismo, tigre dai piedi di carta), Gesù (primo socialista della storia, un classico...), Chomsky, Miranda, e così continuando fino all'immancabile Ernesto Guevara detto il Che, cui culto in America Latina probabilmente non è mai stato così vivo. Cosa salverei del suo discorso? Senza dubbio il sogno di Chavez può essere affascinante, ovviamente per chi crede nella figura giuridica dello stato e nell'autorità. Una grande confederazione latinoamericana, che amministri le proprie risorse indipendentemente dai voleri del centro di comando di Washington D.C., una riedizione contemporanea del sogno di Simon Bolivar, una grande America del Sud unita ed indipendente. Inoltre l'attitudine di sfida del presidente, rispetto ai piani di attacco militare degli stati uniti al suo piccolo paese, non può non essere visto che con simpatia, che vengano dice Chavez, si ritroveranno impantanati in una nuova guerra dei cent'anni.
Da spettatore, da europeo, il tutto è sinceramente emozionante, le bandiere con i volti ed il culto della personalità di evita peron, la voce bassa e poderosa di Chavez, la madri di Plaza de Mayo omaggiate dalla folla, con i loro caratteristici panuelos bianchi a coprirne il capo, i volti degli indios orgogliosi di essere rappresentati. Poi la festa finisce, le strade si riempiono di rabbia, e di lacrime e lo stato libera i suoi cani feroci; allora nel ricordo le due cose si mescolano e il sogno di Chavez mi si rivela per quello che è, l'ennesima farsa, l'ennesima dimostrazione che l'autorità e il potere hanno innumerevoli modi per manifestarsi e che non è poi così distinto per uno spirito libertario essere comandati da un Chavez piuttosto che da un Dabliu..
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fine della prima parte
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Posted by: lainz
visto che un'immagine vale più di mille parole, come recita un detto della saggezza popolare, una piccola anteprima fotografica della gita sulla costa atlantica argentina per omaggiare l'arrivo del terrorista texano.
presto online una cronaca succinta delle 24 ore marplatensi secondo la mia personalissima visione delle cose.
maldito
barricada en llamas
que lindas las llamas